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I segreti dietro i set design più belli dalle sfilate, da Milano a Londra

Non solo abiti, ma macchine sceniche da abitare. Un viaggio tra illusioni prospettiche, palazzi reinventati e arredi d'autore che definiscono la nuova grammatica spaziale della moda

Di Patrizia Piccinini

Prima della prima uscita, prima che il primo look tagli la luce dei riflettori, c'è uno sgabello. Oppure una scrivania, un pavimento accecante, la riproduzione di un negozio che profuma ancora di pittura fresca, una serie di macchine che sembrano arrivare dal futuro. Nelle sfilate Primavera/Estate 2027, tra Milano, Parigi, Londra e New York, il progetto dello spazio precede e prepara la moda, entra in scena e poi scompare al culmine dell'applauso: un'architettura effimera costruita per durare il tempo di una colonna sonora.

A raccontare questa stagione è una geografia precisa di arredi e allestimenti. Da una parte il bianco candido delle quinte astratte, dall'altra il teatro del cabaret, gli spazi sportivi e quelli industriali, portati dentro la passerella e trasformati in ambienti. E poi materiali, oggetti e scenografie che tornano in gioco, cambiano forma e trovano a volte, una seconda vita. Alla fine, la domanda è quasi sempre la stessa: quanto spazio serve per raccontare una collezione? A volte moltissimo. A volte basta quello che c'è già.

Quando lo spazio cambia

Si parte da Milano, dal set di Bottega Veneta, dove Louise Trotter accoglie il pubblico sugli sgabelli Karton Hocker di Illya Goldman Gubin, artista ucraino di base a Berlino che deforma il cartone da imballaggio con il corpo e lo fissa con resina e fibra di vetro. Blocchi piegati dal gesto, sui quali sono posati fiori di pelle fatti a mano dall'atelier: peonie, tulipani, gigli. Uno sgabello nato per sostenere il corpo diventa così una piccola scultura. Fendi sceglie invece l'illusione ottica.

Nella sede di via Solari, le pareti rivestite di specchi moltiplicano corpi e spettatori, citando il Cubo di Luciano Fabro, scultore e artista concettuale italiano, tra i protagonisti e fondatori dell'Arte Povera e Milleluci, il varietà del 1974 diretto da Antonello Falqui con le scenografie di Cesarini da Senigallia. La passerella perde i suoi confini e lo specchio, antico espediente dell'interior per spostare le pareti e allungare la prospettiva, diventa una macchina scenica.

Fendi SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Con Gucci, Demna porta il pubblico dentro una boutique talmente realistica da sembrare vera. All'Allianz MiCo compaiono marmo, bassorilievi, stender, divani di velluto e arredi scultorei di Rich Aybar, designer e artista dominicano-americano che lavora tra collectible design, arte e sperimentazione sui materiali. Le modelle attraversano il negozio e si fermano davanti alla merce. La sfilata prende così la forma di una scena di shopping, con il pubblico dentro un negozio che negozio non è.

Gucci SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Poi arriva la notte. Giorgio Armani trasforma l'Armani/Teatro di Tadao Ando in un fascio di luci da discoteca: sedute in pelle raccolte intorno a una pista a griglia, sotto una grande sfera specchiata che frammenta la luce e ridisegna le superfici dell'edificio. L'oggetto simbolo del club entra a far parte dell'architettura.

Giorgio Armani SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Loewe fa un passo ulteriore. Al Château de Vincennes, Casper Mueller Kneer Architects costruisce un'arena circolare a due livelli, fatta di ponteggi bianchi e tessuto traslucido. Il pubblico si dispone intorno al percorso delle modelle, anche sulla balconata superiore. La sfilata assume così la struttura di un luogo da abitare, quasi un teatro contemporaneo in cui anche chi guarda entra nella scena.

Loewe SS27 - Credits Loewe

E infine Parigi, dove Nicolas Ghesquière compie l'ultimo stravolgimento per Louis Vuitton. La monumentale Cour Carrée del Louvre viene trasformata in un set fantascientifico, ma molto chic: la passerella diventa una pista su cui incombono strutture meccaniche simili a navicelle sospese. L'infrastruttura pesante e meccanica fa da contrappeso alla leggerezza della collezione, mentre l'architettura classica arretra davanti alla traduzione visiva della frenesia contemporanea.

Louis Vuitton SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Oggetti giganti

A Parigi, Christian Louboutin porta il gioco della scala direttamente sul palcoscenico. Il Théâtre du Châtelet diventa un cabaret da fiaba e una gigantesca Pigalle nera si trasforma nell'elemento centrale della performance di Dita Von Teese, che emerge dalla scarpa. L’oggetto da indossare diventa l'architettura della scena. Una logica già esplorata dal Radical Design, dalla Bocca di Gufram alla poltrona Joe di Poltronova: quando una cosa cambia scala, può cambiare anche funzione. Qui una Pigalle diventa scenografia.

Al Trocadéro, per celebrare dieci anni alla guida di Saint Laurent, Anthony Vaccarello porta l'arredo da salotto, ancora una volta in formato gigante, in piazza. Davanti alla Tour Eiffel, tre maestosi lampadari pendono sopra una passerella nera, prima che la voce dal vivo di Charlotte Gainsbourg chiuda lo show sotto le stelle.

Louis Vuitton SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

A questa scena risponde Chanel. Sotto la volta immateriale del Grand Palais, la gravità sembra essersi arresa. Uno stormo di gabbiani di luce resta cristallizzato a mezz'aria, in un volo silenzioso che attraversa lo spazio sotto lo sguardo di una luna fuori scala, specchiandosi in un pavimento in resina che riverbera come un mare di vetro policromo.

È un miraggio intimo che Matthieu Blazy ha portato con sé dalle estati in Calabria, trasfigurando il ricordo degli uccelli migratori sul fiume Crati in una visione purissima. La memoria evapora e diventa puro spazio scenico: una natura trasognata che si appropria del rigore architettonico, piegandolo alle regole dell'inconscio.

Chanel SS27 - Crediti Chanel

Il luogo è già lì

A volte basta occupare un luogo che esiste già e lasciargli fare il proprio lavoro. A Milano, Loris Messina e Simone Rizzo portano Moschino sul tetto di un parcheggio ai margini della città, mettendo modelli, pubblico e una folla di persone comuni sullo stesso piano, tra cemento e cielo. Antonio Marras sceglie invece il Giardino Vincenzo Muccioli e trasforma il campo da basket dei bambini in una festa di nozze all'aperto: una lunga tavolata attraversa il parco, il suolo scompare sotto tappeti sovrapposti e il pubblico diventa parte della scena.

Moschino SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

A Parigi, Matières Fécales porta la sfilata sotto il Monumento alla Repubblica, in Place de la République, uno dei luoghi simbolo delle manifestazioni cittadine. La piazza resta com'è: è la sua dimensione pubblica a entrare nel racconto.

Matières Fécales SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

E poi ci sono i palazzi. Alla Biblioteca Nazionale Braidense, Loro Piana porta la PE27 dentro le sale di Palazzo Brera: scale di biblioteca, vetrine, legno e Sala Lettura diventano parte della presentazione, con borse e accessori disposti tra gli arredi esistenti. La moda entra in un ambiente che possiede già una propria grammatica. A Parigi, Alessandro Michele varca le porte della Bibliothèque Sainte-Geneviève svelandone un'anima segreta: l'Antibiblioteca di Valentino. La monumentalità della sala di lettura resta se stessa, eppure tutto sembra stregato. I lunghi tavoli in legno, le pareti di carta e il rigore monastico si trasformano nel palcoscenico di un sogno lucido. Il set è il luogo stesso, ma riletto attraverso una lente magica: la biblioteca diventa una foresta di suggestioni dove la moda si aggira come un fantasma elegante tra le pagine di un romanzo non ancora scritto.

A Manhattan, Tory Burch sceglie invece il Sunken Garden di Isamu Noguchi: pietre scure, acqua, geometrie e vegetazione sono già un'opera ambientale. Il set è già un progetto.

Tory Burch SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

A Parigi, Rick Owens torna al Palais de Tokyo con Stone. Una passerella inclinata in grata d'acciaio scende sopra la vasca e la grande architettura del Palais accompagna le silhouette così com'è. A Londra, infine, Alexander McQueen sceglie l'undercroft della Lincoln's Inn Chapel, uno spazio voltato che porta con sé secoli di storia. Tom Scutt lavora sulla luce e sulla struttura esistente, lasciando che siano architettura e atmosfera a costruire la scena. Meno involucro, più lettura del luogo. A volte la scenografia consiste nel cambiare ciò che accade dentro un'architettura che c'è già.

Lo sport entra in scena

Il campo da gioco porta con sé una grammatica già pronta: linee, geometrie, tribune, regole. E in una stagione in cui la tennis mania ha invaso la moda, Lacoste porta la sfilata direttamente sulla terra battuta del Philippe Chatrier, al Roland-Garros. Il rosso del campo diventa materia scenografica e la passerella disegna il segno dell'infinito, trasformando la geometria del tennis in un percorso per i modelli. Il campo diventa un'immagine riconoscibile, quasi un pattern tridimensionale. Miu Miu sposta invece lo stesso vocabolario dentro il Palais d'Iéna, trasformato in una sorta di arena sportiva, con un pavimento ispirato a una pista e sedute da tribuna. Se Lacoste lavora sul campo reale, Miu Miu ne conserva i segni e li trasferisce in un'architettura completamente diversa.

Miu Miu SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

E poi c'è Balenciaga, ancora a Parigi, ma al Tennis Club de Paris. Qui il riferimento allo sport si dissolve. Al centro della sala bianca compare Les Coraux de la Liberté, la grande scultura tessile di Aude Franjou, scelta da Pierpaolo Piccioli come fulcro della collezione. Il lino, avvolto filo per filo, costruisce una forma organica che sale fino al lucernario, con una progressione cromatica dal giallo pallido al rosso corallo. Il club resta sullo sfondo: al centro prende forma un organismo che sembra appartenere a un altro paesaggio.

Niente si butta

A volte si riusa una scenografia, altre volte un edificio, altre ancora un elemento naturale. Jil Sander sceglie la propria sede di Piazza Castello, a Milano, e lascia che sia l'architettura esistente a costruire la scena. Prada lavora invece sulla continuità: il set progettato da OMA per la sfilata uomo viene ripreso per la donna, con il pavimento trasparente in Perspex e le file di tubi fluorescenti che tornano a costruire una superficie sospesa e luminosa.

Prada SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Anche Marni lavora sulla continuità, affidando ancora una volta la scenografia a Formafantasma. Lo studio riprende il set della stagione precedente: i pannelli di legno vengono tagliati, smontati e ricomposti, fino a lasciare a vista le pareti grezze dell'edificio. Da Marni il set precedente viene sezionato e rimesso insieme, diventando il materiale del nuovo.

Marni SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

Dior porta invece il riuso nella materia stessa della scenografia. Per la PE27 Jonathan Anderson e Bureau Betak trasformano il Bassin Octogonal dei Tuileries in un paesaggio di acqua, nebbia e alberi di canfora. Dopo la sfilata, gli alberi vengono ripiantati nei giardini. La scenografia, insomma, può essere uno spazio già esistente, un set che ritorna o un elemento naturale destinato a restare.

Dior SS27 - Credits Launchmetrics.com/Spotlight

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